Digestato e fertilizzazione: conoscere la composizione per gestire al meglio l’azoto

Dalla caratterizzazione analitica dipendono la corretta gestione agronomica, il rispetto della normativa e la valorizzazione del digestato come risorsa.

Negli ultimi anni il digestato ha assunto un ruolo sempre più importante all’interno delle filiere agricole ed energetiche. La crescente diffusione degli impianti di biogas e biometano ha infatti trasformato questa matrice in una componente essenziale dell’economia circolare, capace di restituire al terreno una parte dei nutrienti contenuti nelle biomasse e nei reflui zootecnici utilizzati per la produzione di energia rinnovabile.

Parallelamente è cresciuta anche l’attenzione verso una gestione sempre più controllata dell’azoto. L’aggiornamento del Programma d’Azione Nitrati 2024-2027 di Regione Lombardia conferma infatti la necessità di utilizzare digestati, effluenti di allevamento e altre matrici fertilizzanti sulla base di criteri tecnici che consentano di coniugare produttività agricola e tutela ambientale.

In questo scenario il laboratorio assume un ruolo centrale. La qualità della gestione agronomica non dipende esclusivamente dalla quantità di digestato distribuita, ma dalla conoscenza della sua composizione.

Il digestato non è una matrice standard

Uno degli aspetti più importanti riguarda la forte variabilità del digestato.

La composizione chimica cambia in funzione delle biomasse impiegate nell’impianto, della presenza di reflui zootecnici, delle condizioni operative del digestore, dei tempi di permanenza, delle eventuali separazioni tra frazione liquida e solida e delle modalità di stoccaggio.

Per questo motivo due digestati apparentemente simili possono presentare caratteristiche molto differenti sotto il profilo agronomico.

Tra i principali parametri che vengono determinati in laboratorio rientrano:

  • azoto totale;

  • azoto ammoniacale;

  • sostanza secca;

  • sostanza organica;

  • carbonio organico;

  • fosforo;

  • potassio;

  • pH;

  • conducibilità.

La caratterizzazione analitica permette quindi di conoscere il reale contenuto di nutrienti e di programmare una distribuzione più precisa e sostenibile.

Azoto totale e azoto ammoniacale: due informazioni diverse

Quando si parla di digestato il parametro più conosciuto è l’azoto totale.

In realtà questo valore rappresenta soltanto una parte delle informazioni necessarie per una corretta pianificazione agronomica.

Particolare importanza assume infatti l’azoto ammoniacale, cioè la quota di azoto immediatamente disponibile per l’assorbimento da parte delle colture.

Durante il processo di digestione anaerobica una parte dell’azoto organico viene trasformata proprio in forma ammoniacale. Questo rende il digestato un fertilizzante particolarmente efficace, ma allo stesso tempo richiede una gestione accurata delle modalità e dei tempi di distribuzione.

Temperature elevate, distribuzione superficiale o condizioni meteorologiche sfavorevoli possono infatti favorire fenomeni di volatilizzazione dell’ammoniaca, riducendo l’efficienza della fertilizzazione e aumentando l’impatto ambientale.

Pianificare la fertilizzazione partendo dai dati

La gestione dell’azoto non può basarsi su valori teorici.

Conoscere esclusivamente il volume distribuito non consente di stabilire quanti chilogrammi di azoto vengono realmente apportati al terreno né quale parte risulterà immediatamente disponibile per le colture.

La caratterizzazione analitica permette invece di costruire bilanci nutrizionali più accurati, ottimizzare gli apporti fertilizzanti e ridurre il rischio di eccedere i limiti previsti dalla normativa.

L’obiettivo non è soltanto rispettare gli adempimenti previsti dal Programma d’Azione Nitrati, ma utilizzare il digestato come una risorsa tecnica da valorizzare all’interno dell’azienda agricola.

Un tema che riguarda anche ambiente e qualità dell’aria

La gestione del digestato viene spesso associata esclusivamente alla protezione delle acque sotterranee.

In realtà il corretto utilizzo di questa matrice interessa anche altri aspetti ambientali.

Una distribuzione non adeguatamente pianificata può aumentare il rischio di lisciviazione dei nitrati, ma anche favorire emissioni di ammoniaca in atmosfera e ridurre l’efficienza dell’utilizzo agronomico dell’azoto.

Per questo motivo la conoscenza della composizione del digestato rappresenta uno strumento utile non solo per la fertilizzazione, ma anche per una gestione più sostenibile dell’intera filiera agricola ed energetica.

Il contributo del laboratorio

La qualità delle decisioni agronomiche dipende dalla qualità dei dati disponibili.

Attraverso metodiche analitiche validate è possibile determinare le caratteristiche chimiche e nutrizionali del digestato e trasformare una matrice complessa in informazioni tecniche utilizzabili per la pianificazione aziendale.

GEOSERVICE esegue analisi chimiche su digestati, matrici organiche, reflui zootecnici e sottoprodotti destinati all’utilizzazione agronomica, supportando aziende agricole, gestori di impianti di biogas e biometano, consulenti e professionisti nella caratterizzazione delle matrici e nella corretta gestione degli apporti di nutrienti.

Le determinazioni analitiche consentono di valutare il contenuto di azoto, fosforo, potassio e degli altri parametri agronomicamente rilevanti, fornendo dati affidabili per la predisposizione dei piani di utilizzazione, il rispetto della normativa e una gestione più efficiente delle risorse.

Dall’analisi alla valorizzazione del digestato

Il digestato rappresenta oggi una risorsa strategica per l’agricoltura, ma il suo valore dipende dalla capacità di conoscerne le caratteristiche.

Disporre di dati analitici aggiornati significa poter pianificare gli apporti di nutrienti in modo più preciso, migliorare l’efficienza della fertilizzazione e contribuire alla tutela del suolo, delle acque e dell’atmosfera.

In un contesto come quello lombardo, dove agricoltura, allevamento e produzione di biogas sono strettamente collegati, la caratterizzazione analitica non rappresenta un semplice adempimento tecnico, ma uno strumento concreto per una gestione agronomica moderna, sostenibile e basata su dati misurabili.